06 luglio 2026

Adrenalina, motori e libri di economia: Matteo Segre ha messo la quinta

di Emmanuele Michela

Corre forte Matteo Franco Segre, pilota 20enne torinese, che ha messo la quinta alla sua carriera in Gran Turismo e al suo percorso di studi in Università Cattolica del Sacro Cuore - è al secondo anno di Economia e Gestione Aziendale. «Come faccio? Non è facile: ogni momento è buono per aprire i libri», racconta quando la stagione si è appena conclusa - «a ottobre ho avuto 3 gare, periodo tostissimo» - e il momento è giusto per tirare le somme e guardarsi. «Ciò che è amo di questo sport è l’adrenalina, quella sensazione che ti dà energia e ti carica». Una spinta fondamentale tanto al volante quanto dietro ai libri.  

 

La vita di un giovane pilota è tutt’altro che scontata. Quest’anno Segre ha gareggiato in Porsche Carrera Cup Italia e in Porsche Sport Cup Suisse, due competizioni Gran Turismo, «e le gare mi hanno portato un po’ ovunque: Portogallo, Austria, Imola, Mugello Misano… Ogni appuntamento chiede almeno 4 giorni di trasferta, tra prove libere e gara». Negli altri momenti ci si prepara facendo test su circuiti, che però hanno costi cospicui, «oppure si usano simulatori: a casa o in centri professionali appositi, con un ingegnere, utile in particolare quando devi approciarti ad un circuito che ancora non conosci». E infine, c’è l’allenamento fisico: «Vado in palestra quattro volte alla settimana». 

 

Giusto chiederselo: come si fa a fare così l’università? «Mi considero avvantaggiato: già dai tempi del liceo sono sempre stato bravo a far fruttare bene il tempo che dedicavo allo studio. Poi, certo, c’è tanta organizzazione, saper usare il tempo bene». E poi il Programma Dual Career, essenziale anche per Segre per incastrare i due impegni, organizzare gli esami, preparare lo studio.  

 

Così è possibile anche portare avanti un sogno vero, che per Matteo è iniziato quando aveva 13 anni, andando coi go kart. Le prime gare e i campionati nazionali hanno allevato un gusto e un talento, sbocciato poi nella partecipazione a europei se mondiali, fino all’approdo in F4 e, in seguito, alle Porsche. «I motori sono uno sport molto costoso, ancor più se sali di categoria. Il sostegno arriva dagli sponsor, che coprono le spese. Io sono stato fortunato nel trovarne alcuni che hanno creduto in me, accompagnandomi dando sempre più budget e permettendomi di fare il salto». Per questo c’è ambizione nel guardare al domani: «Il sogno è quello di arrivare alla 24 ore di Le Mans, che è una delle tre gare principe - assieme al Gran Premio di F1 di Montecarlo e la 500 miglia di Indianapolis - per chiunque vive il mondo dei motori».

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