09 giugno 2026

Basket ed economia, Vecchiola sa dove vuole fare canestro

di Emmanuele Michela

Tommaso Vecchiola ha sempre masticato basket. Viene da Montegranaro, nelle Marche, piazza celebre proprio per il feeling con la palla spicchi. Poi, quando era adolescente si è trasferito con la madre a Brescia, entrando nell’under 15 del club lombardo, fino ad approcciare il professionismo di questo sport già all’età di 17 anni, a Cremona, prima alla Vanoli poi alla JuVi, dove oggi gioca in A2. «Non è facile, ma cerco anche di fare l’università», spiega riferendosi ai suoi studi in Economia Aziendale: è iscritto al secondo anno presso la sede del’Università Cattolica di Cremona, che è diventata così - tra sport e studi - letteralmente casa sua. «In questa città si sta bene, è già quattro anni che vivo qui».
 

Tommaso ci tiene molto a questa doppia strada, perché dice di avere già chiara una cosa: il suo domani professionale sarà lontano dal basket. «Mi piace giocarci e basta. Non mi vedo allenatore né dirigente, potrei forse ricoprire un ruolo simile in futuro ma non mi interessa. Vorrei invece pensare ad altri lavori al di fuori dello sport. Per questo ho a cuore l’università, e per questo ho scelto economia, quasi esprimendo un’idea “di pancia”: mi interessa quello che studio, anche se vado un po’ lento con gli esami. La buona volontà di concludere c’è tutta, e il programma Dual Career risulta fondamentale».
 

Gli sportivi che studiano non sono poi pochi, «e noi cestisti abbiamo un riferimento: Pippo Ricci, capitano dell’Olimpia Milano, atleta quindi a livelli altissimi ma pure laureato in matematica. Credo sia la fonte di riferimento più lampante per me. Certo, io ho in più un tutor che mi sostiene, oltre alla possibilità di dialogare con i docenti: tutto ciò è un vero upgrade per gli studenti atleti. La differenza però la fa la tua voglia di fare: ci sono periodi in cui sono attivo e navigo bene tra palazzetto e libri, altri più scarichi dove vado più lento. L’approccio è di prima persona del diretto interessato, ma un affiancamento ti dà una gran mano».
 

Così si regge il ritmo di una Serie A2 di pallacanestro italiana, che chiede trasferte spesso al sud - «quest’anno abbiamo fatto Brindisi, Avellino, Scafati, Ruvo di Puglia…» -, ambizioni grandi e allenamenti tutti i giorni. «Anche noi applichiamo spesso l’allenamento unico, che unisce attività fisica, di squadra e individuale in un unico blocco. È molto stancante, ma mi aiuta perché mi lascia più tempo dopo per studiare. Oggi ho 22 anni, nei prossimi 10-15 anni chissà come cambierà la mia vita. Voglio laurearmi proprio per non togliermi alcuna possibilità». 

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