© Università Cattolica del Sacro Cuore
Largo A. Gemelli 1, 20123 Milano
21 luglio 2026
Gli incastri, lo studio, le ambizioni. La vita di Carlotta Gardini tra ghiaccio ed economia
di Emmanuele Michela
La vita di Carlotta Gardini è un via vai continuo in metropolitana, con libri universitari e borsone sportivo: «Mi alleno un po’ al Forum di Assago e un po’ a palazzetto del ghiaccio di Sesto, sin dal mattino preso. Poi corro in Cattolica per le lezioni di Economia: per fortuna quest’anno sono pianificate al pomeriggio e riesco a seguirle in presenza». Muoversi sui pattini, verrebbe da dire, le riesce più facile, specie per lei che sulle lame ci sa stare meravigliosamente da quando, piccolissima, le è stata consegnata dai nonni la passione per il pattinaggio artistico - «mia nonna è stata vice-presidente della federazione mentre mio nonno, tedesco, era un hockeyista» - che l’ha portata fino a vestire l’azzurro all’età di 19 anni: «Ora sono ferma per un infortunio ma spero presto di poter tornare nel giro della nazionale».
Intanto l’università chiama. Carlotta non ha mai voluto cedere sullo studio: dopo il diploma di Liceo Scientifico al Vittorini, la scelta di iscriversi ad economia e gestione aziendale, «in Cattolica, anche per il Programma Dual Career. Non volevo scegliere università online perché ci tenevo ad avere una vita accademica in presenza e dare sostegno a quanto chiesto dai miei genitori, che mi hanno sempre spronato nello studio». Le due carriere, da coltivare, sono complesse, «ma l’organizzazione è una soft skills che il lavoro chiede. Questo, mi sento di credere, è uno dei valori aggiunti di atleti-studenti come me: mi sento forte e adattabile in vari contesti, riuscendo a portare avanti obbiettivi diversi». E poi c’è lo stress delle esibizioni: per andare in pista e avere gli occhi di tutti addosso occorre saper gestire l’ansia: «Io non ho mai vissuto male stare di fronte alla giuria. Può essere una delle cose che più ti abbatte, a me invece carica: sei tu al centro, e puoi tirarti dietro pubblico e giudici. Il fattore psicologico esiste in ogni sport, ma occorre saperci giocare e farlo diventare proprio alleato. Dinamiche che si ripropongono anche nella vita universitaria e lavorativa».
Oggi, al secondo anno, Gardini cova già un’idea imprenditoriale che molto ha a che fare con la sua storia: «Vorrei una startup gestita da me, che offra agli atleti servizi di recupero - fisico e mentale - integrati in un unico luogo. Al momento luoghi così sono una rarità, ma sarebbero di grande interesse per società e federazioni. Spesso, nello sport, si tralascia questa attenzione all’atleta: se vai bene sei forte, ma se ti fai male rischi di finire nel dimenticatoio. C’è una trascuratezza del soggetto che va invece invertita». Carlotta pensa a sua sorella gemella: «Abbiamo sempre pattinato assieme, poi si è infortunata a ha dovuto smettere».